Month: febbraio 2021

Il gioco d’azzardo legale ed il sesso femminile

La speranzosa attesa del “gioco rosa”, che imperterrito continua ad attendere almeno un cenno di risposta da parte dell’Esecutivo, ma prima di tutto proprio dal Premier Conte, non incute certamente “tenerezza femminile” ma quella caparbietà e forza insita nell’intero mondo dei giochi. Mondo che non vuole rinunciare al proprio futuro commerciale, ma che in cuor suo pretenderebbe un minimo di solidarietà, comprensione e risposte tangibili che possano aiutare tutte le imprese ludiche a cercare di vedere un futuro laddove oggi non c’è e dove non appare neppure uno spiraglio per eventuali riaperture dopo il 5 marzo. La curva epidemiologica, d’altronde, continua a consegnare dati non rassicuranti e se già in questi giorni girano voci di corridoio intese ad allungare persino il termine di marzo prossimo cosa si deve aspettare il “gioco rosa” od il gioco in generale così ben rappresentato e determinato? L’apparizione del Premier Conte attesa davanti a Montecitorio non è avvenuta, risposte da qualche sottosegretario neppure, mentre il “gioco rosa” continua nella sua “imperturbabile” attesa e le attività ludiche nelle loro chiusure.

Si continua incessantemente con la perdita delle entrate che vanno a sommarsi alle spese aziendali che rimangono inevitabilmente uguali, continue e non ristorate né sostenute dai vari interventi istituzionali che neanche a dirlo hanno lasciato le imprese di gioco, ed i migliori siti per giocare online alla scopa,  quasi tutte “all’asciutto” o con veramente poco sostegno. Questa è la situazione del mondo dei giochi, anche se con la pandemìa il settore è riuscito comunque a trovare il modo di compattarsi, unirsi e cercare di rappresentarsi con forza anche a mezzo del “gioco rosa” che ha dato un bell’esempio per tutto l’intero comparto su come si deve partecipare ed insistere per sostenere e richiedere la propria ricostruzione ed anche quella del proprio destino lavorativo, cose che pare non interessino ad alcuno dell’Esecutivo. Neppure il risvolto occupazionale che invece dovrebbe essere tenuto molto ben presente dato il numero di lavoratori che il settore ludico racchiude.

E questo poiché oltre alla emergenza sanitaria ed economica, alla crisi di Governo che proprio non ci si aspettava da una politica che avrebbe dovuto essere più intelligente e meno “compulsiva”, ci mancano solo problemi sull’occupazione per fare un “quadretto” per niente edificante del Paese. Quindi, anche se la forza del “gioco rosa” certamente non sospingerà verso una riapertura anticipata dei punti di gioco ed all’eventuale risposta del Premier, riuscirà senza dubbio a rappresentare un gesto importante per l’intero settore che sinora non è riuscito ad avere una voce forte né per sé stesso né per i suoi lavoratori che ne hanno assolutamente necessità. Infatti, purtroppo, la pandemìa ha fatto conoscere troppi lati oscuri dei rapporti tra istituzioni e settore ludico e tantissime incertezze: sopratutto, ha fatto sentire ancora una volta questa categoria, ritenuta dal Premier “non essenziale” dall’inizio all’attuale situazione di emergenza, un insieme di lavoratori di Serie B secondario rispetto ad altri lavoratori.

Cosa che il gioco sa benissimo quanto non sia realistico: non c’è alcun lavoratore che può considerarsi meno essenziale di un altro. Ma il “sentore” dei dipendenti del gioco è quello di essere considerati “diversi” in quanto il settore di appartenenza è stato stigmatizzato come “immorale ed approfittatore” con la conseguenza di riflettere un’immagine del comparto immutata dalle origini del gioco legale sino ad oggi: gioco pubblico “discendente” dal vecchio gioco d’azzardo gestito dalla criminalità organizzata. L’impressione e la sensazione sono rimaste quelle anche se il settore rappresenta il prodotto di gioco di Stato a mezzo delle concessioni, ma i suoi operatori ancora oggi vengono considerati “quasi soggetti a rischio”. Sarà forse per questo che l’Esecutivo non degna il settore di attenzione, non ascolta le sue richieste, non vive le sue incertezze e le sue paure: eppure il gioco pubblico è “una Riserva di Stato” e come tale forse dovrebbe ricevere un occhio di riguardo per le sue imprese, ma così indubbiamente non è.

Oggi nessuno sembra pensare che il gioco pubblico appartiene ad un settore responsabile ed all’avanguardia per la tecnologia innovativa che lo movimenta: e che dire poi della professionalità che esprime? Delle tante professioni che sono state create insieme ai tantissimi nuovi prodotti messi sul mercato che esprimono una creatività ed una voglia immensa di pensare al futuro che verrà: quel futuro che, purtroppo, non si riesce ad immaginare vista la precarietà che pervade il settore e la poca attenzione con cui le sue imprese vengono considerate. Senza dubbio è anche per questo che il “gioco rosa” insiste nel suo atteggiamento di “resistenza pacifica” e vuole incontrare il Premier Conte, od almeno avere qualche risposta che non si sa se mai si concretizzerà. E si spera che la stessa fine non la faccia pure il riordino dell’intero settore dei giochi che darebbe veramente una bella spinta a tutto il mercato ed a tutte le imprese: almeno darebbe speranza a tutti quegli operatori che oggi davvero non riescono a vedere il domani e la fine degli investimenti che hanno fatto finora.

Anche l’incertezza del nuovo vivere è però positiva per il gioco perché ha insegnato che non si può stare fermi in attesa che accada qualcosa: bisogna farlo accadere. Ed ecco, quindi, perché il “gioco rosa” si è schierato in attesa del Premier e nel contempo i suoi operatori cercano di imparare qualcosa dai vecchi errori, perché indubbiamente anche questo comparto ne ha fatti: si preparano a risolverli ed a riorganizzarsi per preparare una ripartenza, quando sarà, nel modo migliore possibile. In modo di accogliere la propria vecchia utenza e magari quella nuova con maggior sicurezza, giochi innovativi e più intriganti, offerte accattivanti: insomma, preparare un gioco pubblico nuovo, tutto unito, che riesce ad avere maggiore attenzione per le esigenze di questi nuovi giocatori così messi a dura prova da tanti mesi di rinunce, di limitazioni, di divieti anche e sopratutto nel divertimento. Un grande impegno per cercare di far dimenticare, anche se difficile ovviamente, tutte le esperienze che la pandemìa ci sta facendo conoscere: e non sempre, purtroppo per qualcuno, sono state esperienze piacevoli.

Il gioco d’azzardo deve stare al passo con i tempi

L’avvento dell’uso della tessera sanitaria per l’uso delle VLT è stato un piccolo passo in avanti per il controllo dell’età dei giocatori anche se questo ha indubbiamente comportato una diminuzione nell’uso di questi apparecchi di gioco: quindi, si dovrebbe sperare che la spinta all’uso del danaro digitale che il Governo sta promozionando non abbia lo stesso effetto perché il mondo del gioco non ha senz’altro bisogno di ulteriori defezioni nei suoi incassi, considerata la pandemìa che sta incombendo come un macigno sulle attività ludiche costringendole alla chiusura ed annullando così ogni resa econoica, seppur minima, e laddove venisse condizionata da orari di apertura che non sono stati presi in considerazione dall’Esecutivo: almeno per le attività commerciali ludiche, mentre per altri settori ovviamente sì. In ogni caso, la spinta dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ad incentivare le transazioni senza contanti poiché le banconote sono considerate strumento che potrebbe diffondere il virus, ha sollecitato i Governi ad intraprendere azioni per ridurne la circolazione.

Un esempio pratico è quello che ha messo in atto il nostro Paese con il Piano Italia cashless finalizzato all’evasione fiscale come obbiettivo primario. Quindi, il processo di trasformazione digitale è già iniziato in ogni contesto compreso ovviamente quello del gioco, cosa che sta costringendo ogni Regolatore a rivedere le norme in materia di gioco mettendo in atto standard sempre più elevati per la protezione del consumatore anche rendendole ancora più restrittive ma che potranno tutelare meglio i giocatori. Proprio la pandemìa, che sta costringendo ogni popolazione a cambiare il proprio sistema quotidiano di vita, forse aiuterà anche ad accelerare questa trasformazione sull’uso del contante: ma a questo punto è inevitabile che i servizi relativi dovranno migliorare la sicurezza informatica introducendo misure di tutela insieme a standard di conformità globali in cui gli utenti devono riscontrare la massima fiducia. Evidente che l’ambiente di gioco, compresi i migliori giochi da casino, sarebbe più sicuro con il pagamento digitale con il quale, però, si deve trasmettere sicurezza e protezione in modo che l’utente si senta completamente a proprio agio.

Ma è fuori da qualsiasi dubbio che oggi, con le tecnologie avanzate sia più semplice ed efficace controllare fenomeni come il gioco compulsivo oppure il riciclaggio di danaro in un ambiente digitale piuttosto che fisico ed i risultati dovrebbero essere inevitabilmente più proficui. E quando si parla di innovazione, inevitabilmente per ciò che riguarda il mondo del gioco si deve guardare al Regno Unito, dove la Gambling Commission prevede di rivedere le norme del Gambling Act fermo al 2005 per farle “atterrare” nel 2021 e nell’era digitale: l’obbiettivo di questo intervento che già si stava aspettando da tempo è quello di concentrarsi su un più ampio impiego della tecnologia e quali effetti si possano riscontare sul pubblico e valutare, argomento importante, se gli operatori legali abbiano una responsabilità legale nei confronti della propria utenza. Nelle varianti del Gambling Act si prevede anche l’introduzione di misure a tutela dei giovani, una soglia massima di tempo di gioco sui dispositivi digitali, così come limiti di spesa di gioco e di puntate: tutte cose che probabilmente verranno prese come esempio da parte degli altri Governi.

D’altra parte si sa che quando si parla di “rapporti tra istituzioni e settore del gioco” spesso si fa riferimento proprio al Regolatore del Regno Unito che da sempre riesce ad essere “un faro illuminante” per gli altri Regolatori rappresentando uno dei mercati del gioco legale più importanti al mondo. Tutte le parti interessate alla realizzazione di un nuovo “quadro di regole innovativo” mirano sicuramente a creare un mercato digitale sostenibile che possa accontentare l’utenza e farla sentire al sicuro e, nello stesso tempo, promuovere un’esperienza di gioco coinvolgente: ma al tempo stesso introdurre tutte quelle misure concentrate alla prevenzione del gioco compulsivo, altro argomento che tutti i Regolatori tengono ben presente e nei confronti del quale non bisogna assolutamente “abbassare la guardia”. Con la transizione dai pagamenti fisici a quelli digitali ci si pone anche l’obbiettivo di contrastare il gioco illegale, purtroppo in crescita, ed incrementare le entrate erariali.

Special modo mettere in campo regole precise per gestire la certificazione dei sistemi e dei dati di gioco nonché studiare strategie e dinamiche legate ai singoli prodotti di gioco ed alla loro promozione. Ma oltre a trarre insegnamenti dal Regolatore del Regno Unito, ed alla gestione che del mondo del gioco viene fatta in quella realtà territoriale, si vuole guardare anche a ciò che accade nel nostro Paese dove come chi ama il gioco conosce bene vive un settore “sottosopra”, con un’enormità di regole che si sovrappongono e si annullano quando addirittura non si contraddicono. Quindi, andrebbe indiscutibilmente portato avanti una sorta di processo di evoluzione con un Testo Unico dei giochi che ci si auspicava già dalla Conferenza Unificata del 2017 ed al quale ancora si guarda con la speranza che qualcosa di realistico avvenga proprio in questo periodo di emergenza dove sembra l’occasione giusta per “un cambiamento, un’innovazione, una transizione” che tutto il settore ludico si aspetta da tempo.

Nel frattempo, l’ADM, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha annunciato la necessità di prorogare la scadenza delle attuali concessioni di gioco sino al 2022 proprio per cercare di ridefinire le norme del gioco cercando di fare chiarezza sulle innumerevoli ordinanze e relative disposizioni che stanno tenendo in ostaggio le attività legali di gioco, dando in pratica spazio, purtroppo al gioco illecito. Si spera proprio, considerato che è stato promesso più volte agli operatori, che nei prossimi mesi verrà messa in atto la revisione del settore, che riguarderà molto probabilmente il modello delle concessioni fisiche ed anche di quelle online, con l’obbiettivo principale di emancipare e modernizzare il quadro normativo cercando così di contrastare con più forza il mercato illegale pericolosamente in crescita ed introducendo standard più elevati per la protezione dei consumatori in vista anche del passaggio alla digitalizzazione dei pagamenti che già in buona parte si usano in questo settore.

Discriminare il gioco d’azzardo legale non va bene

Nel periodo emergenziale “i nodi sono venuti al pettine” e tutte le problematiche che il mondo del gioco a mezzo dei suoi operatori era riuscito a mitigare, quanto meno poiché non sono state trovate strade alternative e quindi si è dovuto fare di “necessità virtù”, sono arrivate in superficie. Special modo i rapporti tra gioco pubblico ed Istituti di Credito che in forza di un “antico quanto obsoleto codice etico”, che oggi non avrebbe ragione di esistere, hanno facoltà di chiudere i rapporti bancari con aziende che si occupano di gioco d’azzardo come i migliori casino online italiani che pagano subito le vincite. E questo anche se, come ben si conosce, il gioco sia un settore pienamente legale e rappresentante dello Stato nell’offerta al pubblico dei suoi prodotti. Ma, evidentemente, ciò non riveste importanza per tali Istituti Bancari che si accollano la responsabilità di chiudere conti correnti di imprese del settore del gioco seppur detti conti siano perfettamente in regola con i contratti finanziari stipulati. E dire che questo sia quanto meno ingiusto appare sicuramente un eufemismo.

Che, poi, tale atteggiamento provochi le associazioni di categoria a sottolineare che questo iniquo comportamento degli Istituti Bancari potrebbe suggerire persino agli operatori del gioco di aprire conti correnti in altri Paesi Europei, oppure che la criminalità organizzata riesca ad infiltrarsi nel mondo del gioco con l’enorme liquidità che il gioco illegale possiede e che è in grado di sostenere e supportare qualsiasi impresa gli si rivolga e con qualsiasi problema economico gli si venga a sottoporre. Questi discorsi, quanto meno il primo, sono ovviamente provocatori e vorrebbero davvero far riflettere l’attuale Esecutivo affinché intervenga con le Banche e faccia rivedere loro i percorsi economico-commerciali che tali istituti insistono nell’intrattenere con le imprese che si occupano di gioco, specialmente quelle che trattano gli apparecchi di intrattenimento, come slot e VLT.

Ma non c’è dubbio che debba essere interpellata l’ABI, Associazione Bancaria Italiana, a seguito di comportamenti diciamo atipici” di alcuni Istituti che hanno veramente chiuso i conti correnti di imprese di gioco appellandosi al “codice etico” cosa che oggi, sinceramente, fa anche un po’ ridere se non ci fosse da piangere per quegli imprenditori che si trovano dall’oggi al domani senza conto corrente che, come ben si sa e sopratutto oggi, è indispensabile per lavorare per qualsiasi azienda italica. È un problema di primaria importanza e lo Stato centrale dovrebbe intervenire e rispondere a questo grido di allarme degli operatori del mondo dei giochi che si trovano in difficoltà di fronte ad un comportamento che definire “assurdo, incomprensibile, discriminatorio, pericoloso” è dir poco. E quando si asserisce pericoloso si intende proprio questo: il pericolo che il gioco legale venga invaso dalla presenza illegale della criminalità organizzata che potrebbe far tranquillamente fronte alle necessità delle imprese legali che si sentono rifiutati i rapporti con gli Istituti di Credito “legali” che a volte richiedono persino il rientro immediato di fidi o simili .

E non è sicuramente un allarme lanciato solo dal mondo del gioco, da vi sono Magistrati ed il Ministero dell’Interno che temono questo rischio di infiltrazioni criminali nel gioco che va a toccare oltre che lo stesso gioco legale, compresi i casino con bonus sul deposito, anche l’usura, altro comparto particolarmente gradito alla malavita che lo applica con noncuranza e naturalmente con interessi estremi. Con lo stato di emergenza di oggi, dove le imprese sono ferme da mesi, non hanno entrate e continuano invece ad avere le consuete spese fisse che hanno tutte le aziende operative e spese che rimangono costanti anche se un’attività è chiusa, è facile che qualcuno possa cadere nella rete dell’usura per fronteggiare una situazione che lo Stato non aiuta a superare. Purtroppo, per tenere operative le proprie imprese, gli imprenditori rischiano di pagare interessi talmente alti che faranno fatica a saldare ed entreranno così in quel giro mafioso che magari li costringerà a vendere sottocosto le proprie attività. Soltanto che al momento un operatore disperato non ci pensa ed è disposto a vedere una via d’uscita anche se evidentemente non c’è.

Nel tentativo di arginare questo bruttissimo fenomeno ed aiutare quegli imprenditori cui le Banche hanno chiuso i conti correnti, le associazioni AS.TRO, STS e SAPAR stanno cercando di intavolare rapporti con nuovi Istituti Finanziari ma, sicuramente, la fase politica e l’attuale periodo storico con i contraccolpi che la pandemìa sta assestando ai mercati e special modo a quello del gioco legale, non aiutano. Però, con determinazione e caparbietà si stanno portando avanti strategie per trovare istituti bancari che rispettino le aziende legali: sopratutto, con quelle strutture che siano consapevoli che una Banca nel nostro Paese svolge una funzione pubblica che non dovrebbe andare contro un’altra impresa, come quella del gioco pubblico che rappresenta legalmente i prodotti di gioco dello Stato. Di certo l’alta instabilità attuale del settore ludico dovuta principalmente alla sua chiusura per tanti mesi, alla valutazione di rischio medio/alto che gli è stata attribuita dal Premier Conte, non aiuta.

Instabilità che si ravvede con maggiore evidenza in quei territori dove le Regioni hanno adottato norme quasi espulsive per le attività di gioco lecito e dove, automaticamente, il rapporto tra Banca ed imprenditore diventa inesistente proprio perché “diventa inesistente il futuro della stessa attività di gioco”. E non solo, ciò concorre sicuramente alla decisione di alcune Banche di chiudere i conti correnti delle aziende che si occupano di gioco ricorrendo come già anticipato al famigerato “codice etico” sul quale ci si permette di esprimere profonda riserva o, comunque, un assoluto disaccordo. E continuando con una esposizione sul futuro del gioco legale se si continua con questo tipo di atteggiamento da parte degli Istituti Bancari si potrebbe anche ventilare la possibilità che le sale slot e le agenzie delle scommesse potrebbero davvero aprire un conto bancario in altri Paesi, sempre rispettando le norme fiscali italiane: il sistema bancario è correlato a livello europeo e di conseguenza non esistono conti segreti, però almeno le imprese riuscirebbero ad avere un conto corrente. Se è questo che le nostre Banche vogliono… si accomodino pure, basta saperlo!