Il gioco d’azzardo legale ed il sesso femminile

La speranzosa attesa del “gioco rosa”, che imperterrito continua ad attendere almeno un cenno di risposta da parte dell’Esecutivo, ma prima di tutto proprio dal Premier Conte, non incute certamente “tenerezza femminile” ma quella caparbietà e forza insita nell’intero mondo dei giochi. Mondo che non vuole rinunciare al proprio futuro commerciale, ma che in cuor suo pretenderebbe un minimo di solidarietà, comprensione e risposte tangibili che possano aiutare tutte le imprese ludiche a cercare di vedere un futuro laddove oggi non c’è e dove non appare neppure uno spiraglio per eventuali riaperture dopo il 5 marzo. La curva epidemiologica, d’altronde, continua a consegnare dati non rassicuranti e se già in questi giorni girano voci di corridoio intese ad allungare persino il termine di marzo prossimo cosa si deve aspettare il “gioco rosa” od il gioco in generale così ben rappresentato e determinato? L’apparizione del Premier Conte attesa davanti a Montecitorio non è avvenuta, risposte da qualche sottosegretario neppure, mentre il “gioco rosa” continua nella sua “imperturbabile” attesa e le attività ludiche nelle loro chiusure.

Si continua incessantemente con la perdita delle entrate che vanno a sommarsi alle spese aziendali che rimangono inevitabilmente uguali, continue e non ristorate né sostenute dai vari interventi istituzionali che neanche a dirlo hanno lasciato le imprese di gioco, ed i migliori siti per giocare online alla scopa,  quasi tutte “all’asciutto” o con veramente poco sostegno. Questa è la situazione del mondo dei giochi, anche se con la pandemìa il settore è riuscito comunque a trovare il modo di compattarsi, unirsi e cercare di rappresentarsi con forza anche a mezzo del “gioco rosa” che ha dato un bell’esempio per tutto l’intero comparto su come si deve partecipare ed insistere per sostenere e richiedere la propria ricostruzione ed anche quella del proprio destino lavorativo, cose che pare non interessino ad alcuno dell’Esecutivo. Neppure il risvolto occupazionale che invece dovrebbe essere tenuto molto ben presente dato il numero di lavoratori che il settore ludico racchiude.

E questo poiché oltre alla emergenza sanitaria ed economica, alla crisi di Governo che proprio non ci si aspettava da una politica che avrebbe dovuto essere più intelligente e meno “compulsiva”, ci mancano solo problemi sull’occupazione per fare un “quadretto” per niente edificante del Paese. Quindi, anche se la forza del “gioco rosa” certamente non sospingerà verso una riapertura anticipata dei punti di gioco ed all’eventuale risposta del Premier, riuscirà senza dubbio a rappresentare un gesto importante per l’intero settore che sinora non è riuscito ad avere una voce forte né per sé stesso né per i suoi lavoratori che ne hanno assolutamente necessità. Infatti, purtroppo, la pandemìa ha fatto conoscere troppi lati oscuri dei rapporti tra istituzioni e settore ludico e tantissime incertezze: sopratutto, ha fatto sentire ancora una volta questa categoria, ritenuta dal Premier “non essenziale” dall’inizio all’attuale situazione di emergenza, un insieme di lavoratori di Serie B secondario rispetto ad altri lavoratori.

Cosa che il gioco sa benissimo quanto non sia realistico: non c’è alcun lavoratore che può considerarsi meno essenziale di un altro. Ma il “sentore” dei dipendenti del gioco è quello di essere considerati “diversi” in quanto il settore di appartenenza è stato stigmatizzato come “immorale ed approfittatore” con la conseguenza di riflettere un’immagine del comparto immutata dalle origini del gioco legale sino ad oggi: gioco pubblico “discendente” dal vecchio gioco d’azzardo gestito dalla criminalità organizzata. L’impressione e la sensazione sono rimaste quelle anche se il settore rappresenta il prodotto di gioco di Stato a mezzo delle concessioni, ma i suoi operatori ancora oggi vengono considerati “quasi soggetti a rischio”. Sarà forse per questo che l’Esecutivo non degna il settore di attenzione, non ascolta le sue richieste, non vive le sue incertezze e le sue paure: eppure il gioco pubblico è “una Riserva di Stato” e come tale forse dovrebbe ricevere un occhio di riguardo per le sue imprese, ma così indubbiamente non è.

Oggi nessuno sembra pensare che il gioco pubblico appartiene ad un settore responsabile ed all’avanguardia per la tecnologia innovativa che lo movimenta: e che dire poi della professionalità che esprime? Delle tante professioni che sono state create insieme ai tantissimi nuovi prodotti messi sul mercato che esprimono una creatività ed una voglia immensa di pensare al futuro che verrà: quel futuro che, purtroppo, non si riesce ad immaginare vista la precarietà che pervade il settore e la poca attenzione con cui le sue imprese vengono considerate. Senza dubbio è anche per questo che il “gioco rosa” insiste nel suo atteggiamento di “resistenza pacifica” e vuole incontrare il Premier Conte, od almeno avere qualche risposta che non si sa se mai si concretizzerà. E si spera che la stessa fine non la faccia pure il riordino dell’intero settore dei giochi che darebbe veramente una bella spinta a tutto il mercato ed a tutte le imprese: almeno darebbe speranza a tutti quegli operatori che oggi davvero non riescono a vedere il domani e la fine degli investimenti che hanno fatto finora.

Anche l’incertezza del nuovo vivere è però positiva per il gioco perché ha insegnato che non si può stare fermi in attesa che accada qualcosa: bisogna farlo accadere. Ed ecco, quindi, perché il “gioco rosa” si è schierato in attesa del Premier e nel contempo i suoi operatori cercano di imparare qualcosa dai vecchi errori, perché indubbiamente anche questo comparto ne ha fatti: si preparano a risolverli ed a riorganizzarsi per preparare una ripartenza, quando sarà, nel modo migliore possibile. In modo di accogliere la propria vecchia utenza e magari quella nuova con maggior sicurezza, giochi innovativi e più intriganti, offerte accattivanti: insomma, preparare un gioco pubblico nuovo, tutto unito, che riesce ad avere maggiore attenzione per le esigenze di questi nuovi giocatori così messi a dura prova da tanti mesi di rinunce, di limitazioni, di divieti anche e sopratutto nel divertimento. Un grande impegno per cercare di far dimenticare, anche se difficile ovviamente, tutte le esperienze che la pandemìa ci sta facendo conoscere: e non sempre, purtroppo per qualcuno, sono state esperienze piacevoli.